lunedì 16 maggio 2011

I due figli perduti


Quasi ognuno definisce il peccato come il trasgredire di un elenco di regole. Gesù, però, ci mostra che un uomo che ha violato nessuna regola morale può essere altrettanto spiritualmente perduto come la persona più dissoluta e immorale.


Uno dei racconti più famosi di Gesù è la parabola del figlio prodigo (Luca 15). Di solito la usiamo per capire quanto sono grandi l’amore e la grazia di Dio verso il figlio prodigo, il peccatore. Ma la parabola descrive due tipi di gente perduta, non solo uno. La maggior parte delle persone è in grado di identificare lo smarrimento del "figlio prodigo", il fratello minore nella storia di Gesù, che prende la sua eredità presto e la sperpera a una vita dissoluta. Tuttavia il fratello maggiore nella parabola non è meno perduto.

Gesù usa i fratelli a rappresentare le due vie fondamentali che la gente intraprende per trovare la felicità e l’appagamento: la via di conformità morale e quella di scoperta di sé. Entrambi i fratelli sono dalla parte del torto. Perché? Perché l’orgoglio e la giustificazione di sé sono spiritualmente altrettanto pericolosi come l’immoralità lasciva; anzi, i peccati del fratello maggiore sono spesso più pericolosi, più insidiosi e sottili. Il fratello maggiore cerca di fare il suo “dovere religioso” attraverso il rispetto di certe regole, formule religiose, comportamenti, ecc attraverso cui ritiene compiacere al padre. Le sue motivazioni non provengono da un cuore pieno di amore e di riconoscenza per il padre, ma dal desiderio di compiacere se stesso, impressionare gli altri e alla fine per ottenere qualcosa dal padre. Vuole essere giusto, ma non ha mai sperimentato la realtà del perdono e dell’amore del padre. Anzi, rifiuta la supplica del padre di entrare in casa, così sicuro dei suoi diritti di “figlio buono” e offeso dall’amore che il padre mostra per il “figlio cattivo”. Troppo spesso, il nostro senso di frustrazione nella vita è l’indicazione che condividiamo il punto di vista del fratello maggiore: abbiamo fatto la nostra parte, ci meritiamo di più da Dio.

Gesù, infatti, indirizza questa parabola a entrambi i relativisti morali e i moralisti religiosi, dimostrando che questi ultimi sono altrettanto perduti quanto i primi. Il peccato non è solo infrangere le regole; è mettersi al posto di Dio, come Salvatore, Signore e Giudice, proprio come ogni figlio ha cercato di spostare l'autorità del padre nella propria vita. Sia che ci siamo dati per la ribellione aperta, sia per l'orgoglio della giustificazione di sé, abbiamo bisogno di buttarci soltanto sulla grazia di Dio. Attraverso la Sua grazia ci è data la speranza e l’invito alla grande festa presso la casa del Padre, il simbolo della pienezza della presenza di Dio nell’eternità celeste che ci aspetta. Dio è misericordioso di darci le esperienze di quella residenza futura già nella nostra vita terrestre. Possiamo vivere la Sua grazia ogni giorno e godere la Sua presenza amorevole che ci accetta così come siamo, per farci crescere nella somiglianza del vero Fratello maggiore, Gesù Cristo.


(Tratto da "The Prodigal God" -.Tim Keller, 2008, Dutton, Penguin Group (USA) Inc. New York, U.S.A.)

venerdì 1 aprile 2011

Dio desidera il tuo cuore

Quante volte preghi al Signore di esaudire le tue esigenze? Di adempiere i tuoi desideri e di soddisfare gli idoli che porti nel cuore? Ci sono tanti gli idoli: il prestigio, il denaro, il potere, una persona, un rapporto sbagliato, il gioco d’azzardo, la pornografia, l’alcool, la droga…, ogni cosa che poni sopra Dio nella tua vita. Dio desidera il meglio per te ma a volte permette che avviene ciò che desideri tu, anche se ti stai ribellando contro di Lui e Lui sa che porterà alla tua rovina. Perché? Lo fa per riconquistare il tuo cuore.

Quando il figlio prodigo chiese al padre l’eredità, si presentò come figlio, non come straniero o servo, ma come membro della famiglia. E’ ovvio che questo figlio non avesse il cuore del padre, ma era spinto da motivi egoistici. Il padre non gli negò la richiesta, pur sapendo che avrebbe gestito male la sua parte di eredità. Gli diede la grande somma di denaro che gli spettava e il figlio finì per soffrire grandemente, come il padre sapeva che sarebbe accaduto. La buona notizia è che a un certo punto il figlio rinsavì e fece ritorno al padre. In quel ricongiungimento conobbe il cuore del padre come non lo aveva mai conosciuto prima di allora (Luca 15:11-24).

Dio in fondo spera di riconquistare ogni suo figlio che si è sviato. Sebbene non voglia che alcuno si svii, non si lascerà prendere in giro. Il Suo cuore è riservato per coloro che gli hanno dato completamente il proprio. Per questa ragione egli cerca di liberare il nostro cuore da ogni trappola di cupidigia, che è idolatria, che si annida in esso.

Tante persone vogliono le benedizioni e persino l’intimità con il Signore, ma non hanno il timore di Dio. Temere il Signore significa far tesoro dei suoi comandamenti. Far tesoro dei suoi comandamenti significa prestare orecchio alla sua Parola ed essere pronti a ubbidire quali che siano le circostanze. Una persona che non teme il Signore continua di adorare i propri idoli e non raggiungerà mai all’intimità con il Signore (Giovanni 15:1-10).

Che cosa desideri tu? Se desideri qualcosa che è contrario alla volontà di Dio per te, Dio può anche concedertela. Risponde in accordo agli idoli che custodi nel tuo cuore, per riconquistare il tuo cuore. Ti sta aspettando a braccia aperte.

domenica 27 febbraio 2011

Preghiamo per Orvieto

Noi siamo appassionati di Gesù Cristo e la nostra missione è portare persone più vicino a Lui, affinché siano salvati, liberati, guariti e rinnovati dal Suo amore. Preghiamo ogni giorno di cuore per gli Orvietani e perché sia fatta la volontà del Signore in Orvieto. Per conoscere la volontà di Dio non solo leggiamo la Sua Parola ma ascoltiamo anche la Sua voce (Gesù dice: “le Mie pecore ascoltano la Mia voce” Giovanni 10:3, 4, 16). Stamattina ci ha mostrato che Gesù piange per Orvieto perché nella loro vita quotidiana tanti Orvietani stanno camminando lontano da Lui, lontano dal Suo amore e dalla Sua grazia (Filippesi 3:18), mentre il Suo desiderio più grande è di esser conosciuto personalmente e di far parte di ogni aspetto della nostra vita. Perciò la nostra preghiera per Orvieto è che giungiamo tutti all’unità della fede e della piena conoscenza di Gesù e, seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso Colui che è il vero e l’unico capo della chiesa, cioè Cristo (Efesini 4:13, 15).

lunedì 7 febbraio 2011

Papà

Dio è una persona. Lui può stabilire una relazione personale, della quale una delle più facili da capire per noi, in quanto essere umani, è quella di “Padre”. E’ vero che in Genesi vediamo che Dio ha creato sia maschio e femmina a Sua immagine e, quindi, entrambi sono parte della Sua natura e del Suo carattere. Comunque Gesù insegnò a quelli che entrarono nel Regno di Dio, di rivolgersi a Dio come “nostro Padre nel cielo”.

Tutto l’insegnamento di Gesù incoraggia una relazione con il Padre che sia intima, ravvicinata e tenera. Dovremo capire che Dio come Padre è il Padre perfetto – Lui desidera ardentemente che noi confidiamo in Lui per cura, protezione e provvisione.

Non tutti abbiamo avuto il privilegio di avere padri devoti. Molti dei nostri padri ci hanno deluso in tanti modi e in tante occasioni, e non sono affatto perfetti. In Dio sì abbiamo un Padre perfetto. Noi possiamo fidarci senza riserve del fatto che Lui sarà sempre lo stesso. Il Suo carattere e i Suoi attributi sono entrambi costanti e consistenti. Il nostro Padre celeste ha sempre tempo per noi, si delizia in noi, desideroso che noi arriviamo a Lui non a mani giunte, ma a braccia aperte, e desidera che noi mettiamo tutta la nostra fiducia in Lui.

Viviamo in una società di “se… allora…”, dove l’accettazione è orientata da ciò che facciamo, e quindi condizionale. Tanti bambini credono che siano degni di ricevere l’amore dei loro genitori solo se hanno una bella pagella, se sono bravi nello sport, o se sono gran lavoratori in casa. Il loro concetto dell’amore è condizionale: se tu ti realizzi, allora sarai amato e accettato.

L’amore “agape” del nostro Dio è totalmente diverso: Dio è l’amore. Poiché Lui è l’amore, la Sua natura significa che noi non dobbiamo fare nulla per farci amare da Lui. Tutto quello che Lui desidera, è di essere trovati nella Sua presenza e che riceviamo il Suo amore. Noi non dobbiamo fare niente per ricevere quest’amore imponente. “Agape” (l’amore sacrificale di Dio) è la più potente singola forza nell’universo ed è quest’amore che ha motivato il cuore di Dio a raggiungerci. E’ impossibile per noi avere quest’amore; ci è fornito dallo Spirito Santo. E’ l’amore che il nostro Padre celeste ha per noi, i suoi figli.

Come accade con qualsiasi relazione d’amore, è necessario sia dare sia ricevere amore. Dio è nostro Padre e noi siamo i Suoi figli. Lui prima ci ha amato e come risposta al Suo amore, la Sua cura e protezione divina, noi abbiamo bisogno di servire e di ubbidirlo. Non per guadagnare il Suo amore ma per semplicemente perché L’amiamo. Se noi conosciamo il nostro Dio come la Scrittura Lo rivela, e così anche il Suo amore per noi, Suoi figli e figlie, allora servirLo verrà non solo naturalmente, ma sarà un privilegio. Pensa a come un bambino piccolo considera suo padre con soggezione, e lo difende e si vanta di lui appassionatamente con i suoi amici. Dobbiamo essere come bambini: dobbiamo amare e servire il nostro Padre celeste semplicemente perché Lui ci ha amato prima. Dobbiamo cercare le opportunità di vantarci di Lui e di dire agli altri dl nostro amore per Lui.

Il tuo vero Padre sta aspettando ansiosamente di rivelarsi a te; tutto quello che Lui desidera è che tu glielo chieda: un Padre adottivo, un Padre affettuoso, un Padre di ricompense, un Padre che risponde alle preghiere, un Padre donatore, un Padre clemente e redentore, un Padre di disciplina (perché ci ama). Immergiti nelle Scritture che descrivono le qualità del tuo Padre celeste, perché è l’unica verità che ti libererà.

Clip su Youtube: Julim Barbosa cantando "A Te Papà" - bellissimo.